LinOnLine N° 628   Anno 4    

Direttore Lino Jannuzzi   

 

 

         

              

   

    

 

  

   

  

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Elenco Lettere al Direttore

Lettera del 29-03-2005 di Umberto Ricucci - ()
Illustrissimo Senatore Lino Jannuzzi,

Illustrissimo Senatore Lino Jannuzzi,

complimenti vivissimi per il Suo articolo "Così il parlamento dei giudici vuole sostituirsi alle Camere" pubblicato su il Giornale del 27 marzo c.a..

Scrivere ciò che Lei ha scritto è un  ammirevole atto di coraggio - dati i tempi che corrono - e di lealtà, perchè rappresenta ciò che qualsiasi cittadino, non prevenuto da sinistra ideologia, sà sin dall'ormai lontano 1992: stiamo vivendo un vero e proprio golpe dei giudici. Ma la domanda che io pongo a Lei ed agli altri Suoi Colleghi, illustri rappresentanti del  cosiddetto popolo sovrano è questa: cosa dobbiamo fare ?

E' mai possibile che all'interno di un sistema democratico, quale è il nostro, non si possano individuare ed attuare, naturalmente in tempi non biblici, regole e riforme che ci liberino da questo  sconcio ?

Porti avanti questa battaglia, La prego Senatore. E  se gli elettori dovessero confermare la fiducia alla nostra parte politica, faccia in modo che non trascorra inutilmente - rispetto a questo importantissimo vulnus della vita democratica - altro tempo prezioso.

I miei migliori ossequi.

Umberto Riccucci

 


Lettera del 23-01-2005 di Giorgio Cadeddu - ()
Al direttore - Mi ha molto colpito il suo Tazebao di Panorama del 30dicembre

Al direttore - Mi ha molto colpito il suo Tazebao di Panorama del 30dicembre. Condivido le sue opinioni sull'utilizzo perverso che viene fatto delreato di calunnia da parte della Magistratura. Tuttavia, devo dirle che inquesto caso specifico il suo articolo non rende giustizia ai protagonisti, sel'intervista di cui parla è l'intervista che ho visto qualche anno fa intelevisione. Me la ricordo perchè fu l'unica volta che la TV mi commosse finoalle lacrime. Mi commosse il coraggio civile e fisico della baronessa, la suafiducia assoluta nello Stato e nella Magistratura, indipendentemente ed al dilà della evidenza dei fatti contrari, senza compromessi, senza lamenti e senzaincertezze. Una testimonianza di civiltà eroica, mantenuta quotidianamenteferma  fino al sacrificio più alto.

Capisceadesso come, se l'intervista dell'articolo è questa televisiva che ricordo, ilsuo articolo possa essermi sembrato, e me ne scuso, inadeguato: perchè non visi coglie lo spirito con cui la baronessa ha affrontato le sue terribilivicende. Spirito per il quale la baronessa doveva avere dallo Stato, insiemealle scuse, il riconoscimento più alto e pubblico, altro che processi e condanne!

Chequella di cui parlo sia o no l'intervista del Tazebao, le vorrei  proporre difar ricercare ed inserire quel servizio televisivo nell'archivio video diLinonline. Sarebbe non soltanto un potente argomento nella sua lotta per lalibertà di stampa, ma anche un esempio di civiltà e di buona televisione, inquesti tempi di vacuo "reality".

Perfinire un ultimo sproloquio: sa cosa mi piacerebbe vedere in un prossimoTazebao? Una sua intervista alla baronessa Cordopatri proprio su questoprocesso per diffamazione, per vedere se lo "spirito" di cui sopra haretto anche a questa prova, per certi versi più difficile. Con partecipazione estima,

GianGiorgio Cadeddu

 

 

 


Lettera del 17-01-2005 di Andrea Falcetta - ()
Al direttore - Ho letto con interesse il Suo pezzo sulla questione inoggetto (Panorama della scorsa settimana) ed in effetti un rimedio ci sarebberispetto all'ambiguità della formula assolutoria per intervenuta prescrizione :basterebbe trasportare n

Al direttore -  Ho letto con interesse il Suo pezzo sulla questione in oggetto(Panorama della scorsa settimana) ed in effetti un rimedio ci sarebbe rispettoall'ambiguità della formula assolutoria per intervenuta prescrizione :basterebbe trasportare nel rito penale quanto già codificato nel rito civile, ecioè che la prescrizione estingue "l'azione penale" (la quale diconseguenza non può essere iniziata o proseguita) e non invece il reato, cosìcome invece accade oggi.
Recentemente, ad esempio, per sfuggire la "macchia" dellaprescrizione ho dovuto costringere un Collegio di Roma (un ottimo Collegio),nonostante il P.M. avesse chiesto non luogo a procedere per intervenutaprescrizione del reato, a ritirarsi egualmente in Camera di Consiglio edemettere Sentenza di merito per fare assolvere un mio cliente che lavora con ipubblici uffici e
che dunque necessitava di non ritrovarsi addosso alcuna ombra di colpevolezza:  il cliente è stato assolto con formula piena, ma se la normativa fosse statadiversa (prescrizione dell'azione penale invece che
del reato), si sarebbe potuta risparmiare una lunga Camera di Consiglio chequell'ottimo Collegio avrebbe potuto magari dedicare ad un processo piùcomplicato.
Chissà se Le andasse di porre il problema "tecnico" e "filosofico",Lei che è, meritatamente, il più stimato ed apprezzato commentatore delleingiustizie nostrane.
Ne vuole un'altra ? Le sentenze (lo avevo scritto negli emendamenti alla bozzaBoato) si devono emettere "nel nome della legge" invece che del popolo,e lo sa perché : perchè il popolo italiano non avrebbe mai definito Tortoracome un "cinico mercante di morte", e sarebbe stato dunque meglioscaricare sulla legge (astratta ed impersonale, imperfetta e suscettibile dierrori) la colpa di quella vergognosa affermazione (ammesso che per legge fossestato egualmente possibile, ma questa è un'altra storia).
Cordialità.

Avv. Andrea Falcetta


Lettera del 16-01-2005 di Lucio Baruffi - ()
Al direttore - Ho seguito la trasmissione di Otto e mezzo, a cui Leiaccenna nel Suo articolo sul Giornale del 15 gennaio

Aldirettore  - Ho seguito la trasmissione di Otto e mezzo, a  cui Leiaccenna nel Suo articolo sul Giornale del 15 gennaio.
Ho sempre apprezzato ed approvato le sue battaglie ed i suoi interventi, questavolta però, oltre che penalizzato nei tempi a disposizione (e questo non mimeraviglia in una rete TV schierata palesemente con la sinistra), lei mi èsembrato sotto tono di fronte a scontate e infondate argomentazioni del sig.D'Ambrosio. Non mi nascondo, che nella sua difficile posizione di perseguitatopolitico della magistratura, occorra stare attenti nel contrastare certistrapotenti magistrati.
Non mi ricordo tutti gli argomenti trattati in quella trasmissione, ma su unogradirei esporLe il mio punto di vista: l'imparzialità e l'onestà professionedei magistrati.
I cittadini italiani nella quasi totalità anche prima degli eccessi dei giudicidi Milano e di Palermo non avevano gran fiducia nella magistratura civile epenale a cui talvolta, con la speranza che la legge fosse applicatacorrettamente, si rivolgevano; le tante e ricorrenti sentenze sbagliate o difavore ben giustificavano questa profonda e radicata disistima.
Io purtroppo per lunga e pesante vicissitudine nel campo civile ho maturato ilconvincimento, che, forse tranne alcuni magistrati anomali, tutti gli altrisiano pronti ad applicare la legge non correttamente ma secondo i propriconvincimenti o interessi personali.
Questo non mi meraviglia e non dovrebbe meravigliare gli altri, perché imagistrati sono assunti con un concorso, che non tiene affatto conto deiprecedenti e della personalità dei candidati, e devono rispondere solo ad unConsiglio Superiore della Magistratura in cui hanno una maggioranza garantitadei due terzi (basta non pestare i pedi a questa maggioranza ed  seguire,quando richiesti, gli indirizzi da questi voluti e tutto va bene; il giudiceNordio ne deve sapere qualcosa).
Detto questo ritengo che l'inizio del calo del già basso favore goduto daimagistrati penali (per il civile la disistima si è mantenuta costante) non siainiziato con la campagna contro Berlusconi, ma dalla constatazione che lamagistratura nelle operazioni di Mani Pulite  a Milano, a Palermo, a Brescia, aGenova, a Perugia ecc. ha proceduto solo a favore della sinistra; certo ilbacio a Riina, le fantasiose deposizioni pilotate della Ariosto, i giudici chese ne andavano in vacanza lasciando degli innocenti a marcire ed a suicidarsiin carcere, i magistrati che dopo aver goduto dei favori degli inquisiti(Mercedes, pacchi di milioni ricevuti in prestito, fulminee carriere politiche)sono stati completamente scagionati dal Consiglio Superiore della Magistratura,i magistrati che sono scesi in piazza con masse sovversive ed hanno inneggiato Resistere,Resistere, Resistere hanno convalidato l'opinione negativa verso imagistrati.
Questo io avrei detto chiaramente nella trasmissione.

Laringrazio per l'attenzione e Le auguro di poter proseguire felicemente nelcammino politico intrapreso.

LucioBaruffi

 


Lettera del 16-01-2005 di Giovanni Piero Cleme - ()
Al direttore - Ho letto con molto interesse l'articolo di oggi su"il Giornale", gradirei perciò esprimere il mio pensiero in relazioneallo specifico paragrafo in cui si dice "

Aldirettore - Ho letto con molto interesse l'articolo di oggi su "ilGiornale", gradirei perciò esprimere il mio pensiero in relazione allospecifico paragrafo in cui si dice "...D'Ambrosio non esita a far sua laproposta avanzata per la prima volta nella storia dal procuratore generaledella Cassazione di “rendere provvisoriamente esecutiva la sentenza di primogrado”, e cioè di mettere immediatamente in galera i condannati in primo grado,tranne poi tirarli fuori, con molte scuse, dopo qualche anno, se in appello oin Cassazione risulteranno assolti.
Tutto ciò risulta politicamente corretto e trova appieno la mia approvazione apatto che  una volta stabilita l'innocenza del condannato, il magistrato primaed il giudice poi seguano la medesima sorte della persona che hannoincarcerato. Niente risarcimenti a riparazione e, per la legge della parcondicio, pari tempo di galera per gli accusatori rei di aver tolto la
libertà ad un innocente. Pena da scontare in carceri normali assieme a normalicarcerati.
Cordiali saluti
Giovanni Piero Clementi Cameri (NO)


Lettera del 11-11-2003 di Pietro Mancini - ()

Caro Direttore,

in questo Paese, dove, come è noto, Fini non è mai stato fascista e Veltroni non è mai stato comunista, presto sentiremo decantare il passato garantista e anti- giustizialista di Luciano Violante, che ieri già pontificava su " Il dalemiano " ( pardon, su " Il riformista "...) sulle riforme e sul dialogo con la maggioranza ? Il dubbio me lo ha fatto sorgere il recente articolo, come al solito brillante, ma stavolta, forse, troppo paradossale di Francesco Merlo ( " Ma Andreotti dovrebbe difendere Violante ", " La Repubblica " di De Benedetti dell' 8 novembre ). I protagonisti di una stagione, non positiva, per la politica e per la giustizia, non dovrebbero, almeno, riconoscere i loro gravi errori ? E, dal momento che Merlo ha citato alcuni deputati socialisti, che votarono, commettendo un grave errore, a favore della relazione Violante su mafia e politica, credo che sia giusto ricordare l' impegno di quanti, in primis Giacomo Mancini, nella legislatura 1987 - 1992, si batterono contro l' audizione dei pentiti nella commissione parlamentare antimafia, che l' allora presidente, Gerardo Chiaromonte, non concesse. E, invece, le testimonianze dei collaboratori di giustizia, poi utilizzate dalla procura di Palermo nella " inchiestona del secolo " di Caselli contro Andreotti, furono chieste e ottenute, a San Macuto, dall' organismo, presieduto da Violante nel 92. E Giacomo Mancini era convinto - e lo disse a me , in privato, ma anche pubblicamente, in diverse interviste - che quel suo fermo atteggiamento in commissione antimafia non fu affatto estraneo all' avvio del processo di Palmi per " concorso esterno " in associazione mafiosa, che fini' con la sua assoluzione, a Catanzaro, ma dopo 7 anni di i Ingiuste sofferenze. La ringrazio, caro Direttore, e Le invio un cordiale saluto. Pietro Mancini


Lettera del 21-10-2003 di Antonio Ingiosi - ()

Senatore Jannuzzi, mi complimento con lei per il suo sito, fa piacere leggere cose che sui giornali non troveremmo mai (per esempio la storia di Violante), ma i giornali non erano tutti controllati da Berlusconi?

Le scrivo per chiederle di rendere giustizia a tre servitori dello Stato che nel libro del senatore Giulio Andreotti "A non domanda rispondo" edito da Rizzoli, vengono impunemente dimenticati. Infatti, a pagina 67 il senatore scrive: “La barbara uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e del suo autista, suscitò un trauma nell'assemblea dei grandi elettori…” Non solo, il senatore Andreotti da per morta una persona che per sua fortuna è rimasta viva, benché ferita, ma dimentica completamente che nella vettura che seguiva quella del giudice c'erano Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani, appartenenti alla Polizia di Stato, che rimasero uccisi. La prego senatore, renda lei giustizia a questi uomini e faccia notare al senatore Andreotti l'enormità della dimenticanza.

Saluti, Antonio Ingiosi, ispettore Capo della Polizia di Stato


Lettera del 20-10-2003 di Francesco Cossiga - ()

COSSIGA CI SCRIVE.

"Caro Direttore,Caro Lino Jannuzzi, ho letto con attenzione la tua requisitoria nei confronti del Collega parlamentare ed ex magistrato Luciano Violante, professore di diritto penale. Nulla per il momento obietto. Vorrei solo che la tua curiosità si portasse su: 1) quale era la maggioranza che ha approvata la relazione della Commissione che ha dato il via al processo contro Giulio Andreotti; 2) chi a nome di questa maggioranza prese la parola per esprimere il consenso della maggioranza stessa; 3) chi propose la candidatura di Luciano Violante a successore di quel galantuomo e garantista che era Gerardo Chiaromonte, ammalatosi al tempo giusto come era nella tradizione del Pci e come avvenne poi con l'amico Alessandro Natta. Per soddisfare la tua curiosità basta consultare gli atti parlamentari e far cantare qualche ciarliero ex Doroteo". Francesco Cossiga

“CARO PRESIDENTE,

non ho bisogno di consultare gli atti parlamentari. La relazione di Luciano Violante sui rapporti tra mafia e politica che ha dato il via al processo contro Giulio Andreotti fu approvata a larghissima maggioranza e, comunque, con i voti di tutti - dico tutti - i commissari democristiani. Uno di questi commissari democristiani, di cui per decenza non faccio il nome, dopo la deposizione del mafioso "pentito"Tommaso Buscetta, che aveva appena indicato in Giulio Andreotti il referente romano di Salvo Lima (e quindi della mafia), si alzò, corse a stringergli la mano e gli chiese l'autografo."E' per i miei bambini", gli disse. Non ricordo esattamente chi era il capogruppo democristiano nella Commissione Antimafia che prese la parola per esprimere il consenso della Dc - di tutta, ripeto, la Dc - alla relazione di Violante, ma ha poca importanza. Chiunque sia stato, non solo non si oppose alla relazione di Violante, ma arrivò a questa bassezza, di trattare con Violante un compromesso (che Violante volentieri gli concesse): tu togli dalla relazione ogni riferimento alla Democrazia cristiana come partito, e ci lasci soltanto l'accusa alla "corrente andreottiana della Dc", e noi la votiamo. Bassezza e idiozia: speravano così di salvarsi, e furono spazzati via prima ancora che il processo a Andreotti fosse iniziato. La candidatura di Luciano Violante a successore di Gerardo Chiaromonte alla presidenza della Commissione Antimafia, fu proposta e sostenuta da Antonio Gava, il potente capo della corrente Dorotea, presidente del gruppo Dc alla Camera e poi ministro Degli Interni. Un altro illuso, che credeva di poter "gestire" Violante, e magari di potere utilizzare i suoi servigi di giustiziere contro gli avversari interni di partito, e che è rimasto fregato come Andreotti e più di Andreotti (come rimarranno fregati certi miei amici di Forza Italia che hanno confermato sulla poltrona di Capo della Polizia il prefetto Gianni Gennaro, con le stesse illusioni e con le stesse intenzioni che furono di Antonio Gava, ministro degli Interni, nei confronti di Luciano Violante, e che rimarranno fregati come Gava, più di Gava)".

IL MERITO NON FU DI VIOLANTE.

"Perché questa è la verità, Caro Presidente, il merito non fu di Violante che, come tu scrivesti in epoca non sospetta,"è un ragazzino cui hanno dato troppa importanza, forse anch'io. Violante è un piccolo inquisitore da quattro soldi che si divertiva a perseguitare Sogno e Pacciardi e che, non contando nulla, facendo l'intransigente con ben munite scorte, l'unica cosa che ha fatto e di aver mandato in galera i brigatisti rossi per far dimenticare che forse alcuni suoi compagni erano responsabili quanto loro". Sacrosante parole, specialmente se rilette oggi, alla luce di tutto ciò che è successo dopo. In realtà, la Dc si è suicidata, e Violante, aiutandola a suicidarsi, ha fatto questo capolavoro, che invece di favorire l'avvento dei comunisti al potere, ha aperto la strada alla "discesa in campo del Cavaliere Silvio Berlusconi. Amen". Con immutato affetto, Lino Jannuzzi.


Lettera del 13-10-2003 di Pietro Mancini - ()

CARO DIRETTORE, il calvario giudiziario, vissuto con dignità e coraggio da Giacomo Mancini - che giovedì il giovane Mattia Feltri, che sta facendo un ottimo lavoro, ha ricostruito brevemente su "Il Foglio " di Ferrara 10 anni dopo l' avvio dell' inchiesta - fu una allucinante vicenda di mala-giustizia e di gelidi silenzi della politica e della stampa, con poche eccezioni. All'ex segretario del Psi, nel 1996, inflissero una infame, feroce condanna tre modeste signore del tribunale di Palmi, che nulla sapevano della sua storia di dirigente socialista, sempre con la schiena dritta, refrattario ai compromessi, delle sue tante battaglie contro la 'ndrangheta e dei notabili calabresi realmente collusi con le cosche. Queste magistrate, che l'amico Enzo Paolini, suo avvocato e dirigente radicale, definì, duramente ma legittimamente, le "ragazze coccodè ", di arboriana memoria, presero per oro colato le accuse di un manipolo di prezzolati pentiti, che erano stati "arruolati" nelle carceri italiane da un ufficiale della Dia. Il quale aveva loro mostrato una circolare, nella quale si promettevano sconti di pena e vantaggi economici, in cambio di "notizie" su Mancini, firmata da un barbuto magistrato reggino, sempre ossequiato dal deputato dalemiano Marco Minniti, che al processo si rivolgeva con arroganza verso l'imputato, chiamandolo "il Mancini", o "quell'uomo lì". Mattia Feltri non ha ricordato che la assoluzione, piena, sui principali capi di imputazione, del gup di Catanzaro del 19 novembre 1999 mise la parola fine, in poche ore di rito abbreviato, a una vicenda, durata 9 terribili anni, che provocarono irreparabili danni al morale e al fisico di Giacomo Mancini, interrompendone la fruttuosa attività di Sindaco di Cosenza, ma non alienadogli la fiducia dei suoi concittadini, che nel 1997 lo rielessero, quasi con un plebiscito, al primo turno.

IL GIOVANE DOTTOR VINCENZO CALDERAZZO, giudice di Catanzaro, purtroppo da poco scomparso - ricordo bene il sorriso ironico, che rivolgeva al pm in quella udienza - cestinò, senza tentennamenti, le frottole dei mafiosi. I quali avevano, tra le altre panzane, parlato di un "summit" di politici e boss, in un ristorante che non esisteva, per concertare la fuga dal carcere di Catanzaro del fascista Franco Freda, che all' epoca non era in prigione... E del piano di Mancini e Riccardo Misasi, notoriamente avversari politici, per far saltare in aria il ponte di Catanzaro.... Spero che quanti oggi, nella sinistra, si indignano per il contributo, fornito da alcuni pregiudicati in delicate inchieste, ripensino, autocriticamente, ai loro silenzi, per viltà o per convenienza politica, e alle loro omissioni su vicende, da non dimenticare, come quella di Giacomo Mancini. La cui memoria va onorata, anche non consentendo il colpevole insabbiamento della ricerca di quelli che l'ex ministro definiva "i suggeritori " della trama. Ordita, a Roma e in Calabria, ai danni di un vecchio, caparbio leader - i cui discorsi e anche i cui silenzi mi mancano tanto - sempre senza il cappello in mano, al cospetto dei potenti, e che aveva avuto il grave torto di sopravvivere, con orgoglio e dignità, al crollo della sua e nostra amata casa socialista. Grazie, cordiali saluti Pietro Mancini


Lettera del 10-10-2003 di Gaetano Greco - ()

Complimenti!! sono un Suo assiduo lettore (tazebao su Panorama tutte le settimane) ed estimatore. Ammiro il coraggio con cui dice la "verità", proprio quella verità che certi rappresentanti della Giustizia si sforzano di celare, piangendosi addosso gli innumerevoli insuccessi..... Per fortuna non siamo negli anni '40, ci sarebbero state parecchie fucilazioni sommarie. Cordialmente arch. Gaetano Greco


   


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