E PER L’ULIVO PANNELLA DIVENTA OSPITE GRADITO di Paolo Franchi
Per primo ne aveva scritto, sul Riformista , Natale D'Amico, parlamentare della Margherita. Adesso ci torna su con grande forza l' Unitá . In prima pagina. Con un titolo («Appello a sinistra: aprite ai radicali») che va dritto alla sostanza del problema, proprio come il testo dell'appello in questione, sottoscritto da 16 deputati e 13 senatori del centrosinistra. Una sorpresa? Per quanto riguarda l' Unitá , sicuramente no. Il quotidiano che un tempo polemizzava stizzoso con «Pannella Giacinto, detto Marco» ha inaugurato, nei confronti dei radicali, qualcosa piú di una strategia dell'attenzione. «Niente salotti, niente finte comitive, niente gentilezze», sono i tre no grandi come una casa che il direttore Furio Colombo dichiara di condividere pienamente con Pannella e i suoi compagni. E, quanto alle battaglie da fare insieme, non ci sono solo i referendum contro la legge sulla procreazione assistita, per i quali Colombo si è battuto senza alcuna propensione al compromesso sin dall'inizio, avendosene in cambio il plauso di Luca Coscioni, della cui associazione è socio finanziatore.
Radical e radicali hanno in comune, secondo Colombo, anche l'ostilitá alla legge Bossi-Fini sull'immigrazione, il rifiuto di ogni concezione confessionale della scuola, la fede nella dignitá e la libertá della ricerca. Temi cruciali. In ogni caso quanto basta, o dovrebbe bastare, per battersi insieme. Giá nelle regionali. Adesso, 29 parlamentari (quasi tutti riformisti) dell'Ulivo gli danno ragione. Sul suo giornale. E non si rivolgono ai radicali perché si ravvedano: fanno appello al centrosinistra, alla sinistra, perché facciano la prima mossa e aprano i giochi. Un matrimonio programmatico è, se non proprio impossibile, almeno altamente improbabile, viste le distanze siderali che separano l'Alleanza e i radicali in materia di politiche economiche e sociali e di riforma del Welfare, ma anche in politica estera? Benissimo: il centrosinistra puó intanto offrire «ospitalitá» alle liste radicali nelle regionali e cominciare da subito a lavorare a un accordo elettorale vero e proprio per il 2006. Puó darsi, anzi, è quasi certo che alla fine non se fará nulla e che i radicali, come tante volte è avvenuto in passato, si negheranno all'intesa. Sull'uno come sull'altro versante. E puó darsi, anzi, è quasi certo che abbia ragione anche Stefano Folli, quando scrive che per i radicali è meglio cosí, perché un particolarissimo unilateralismo è nel loro Dna, nella loro cifra storica e politica: se lo smarrissero, anche per motivi piú che ragionevoli, finirebbero col diventare un qualsiasi partitello. Peró i l centrosinistra dovrebbe sentire lo stesso il dovere di provarci. Anzitutto per il prosaico quanto fondamentale motivo che quel paio di punti in percentuale rappresentato dai radicali potrebbe rivelarsi davvero decisivo in elezioni come queste; e poi, si capisce, perché i temi indicati da Colombo certo non sono condivisi da tutte le componenti della Grande Alleanza, o come si chiama adesso, e peró sono senso comune per una parte grande, con ogni probabilitá maggioritaria, degli elettori del centrosinistra . Ivi compresi quelli piú seccamente di sinistra, che con Pannella e i radicali hanno cominciato giá da piccoli a litigare ma anche a fare tante cose insieme; e che comunque in un'Italia senza radicali non saprebbero proprio raccapezzarsi.
Corriere della Sera