PRODI CHIEDE ALLA FED DI PENSARE POSITIVO
L’autocritica dei leader dopo l’offensiva Berlusconi.
«La mia era solo una battuta, non volevo essere offensivo», ha esordito Romano Prodi all'esecutivo della Fed, trovando negli altri leader presenti al tavolo di Santi Apostoli una tacita disponibilitá a chiudere il caso senza strascichi di discussione interna. Dunque dell'esternazione prodiana sui giovani «mercenari» di Forza Italia, e della sua opportunitá politica, non si è parlato oltre, perché il vertice era «operativo» e perché, come sostiene uno dei partecipanti alla riunione, quella di Prodi era giá in sé «una retromarcia». Non l'unica di ieri, peraltro. La maggior parte degli interventi, incentrati sulla situazione economica e sulle manovre del governo, si sono dipanati sul filo di una autocritica per i modi con cui il centrosinistra ha risposto all'offensiva politica e mediatica berlusconiana. Ha cominciato lo stesso Prodi, sottolineando la necessitá per il centrosinistra di sottrarsi all'agenda di Berlusconi per fare della manifestazione dell'11 dicembre una manifestazione «per» e non solo «contro». L'ex premier ha inoltre sostenuto che il tema del declino e della perdita di competitivitá del paese sono sí una realtá incontestabile, ma che bisogna evitare di caricare le critiche al governo di toni e scenari troppo foschi. Ha detto il Professore: «Il nostro obiettivo non è deprimere, ma dare speranza, valorizzando il marchio dell'Ulivo e ricordando che giá una volta ce l'abbiamo fatta». Ovviamente sulla scia di questo ragionamento sono riemerse le perplessitá sul modo in cui l'Alleanza ha scelto di replicare al taglio fiscale del governo. «Berlusconi ha la capacitá di parlare al ventre del paese», ha detto Rutelli (e concetto identico, prima di lui, aveva espresso anche la repubblicana Luciana Sbarbati), spiegando che non è con tabelle, cifre e tecnicismi che l'opposizione puó sperare di approntare una valida risposta politica. E anche Piero Fassino ha contribuito al nostra culpa sul deficit di propositivitá dell'ala riformista, soffermandosi sul pericolo che l'Alleanza sia percepita come la casa degli anti-federalisti, «quando questo - ha detto il segretario ds - è uno dei governi piú centralisti che si siano mai visti».
Per semplificare la comunicazione e uscire dal frame berlusconiano il tavolo dei leader ulivisti ha confermato per l'11 una scaletta che prevede l'intervento dal palco del solo Romano Prodi, accompagnato dalla testimonianza di quattro o cinque esponenti tipo della societá civile (la casalinga, il giovane precario, l'operaio, il professionista). Il vertice ha stabilito anche la nascita di un comitato di saggi sull'etica e deliberato l'approvazione dello statuto della Fed. Quanto alle regionali, restando fermo il lodo Prodi («listone dove possibile e conveniente»), la relazione di Franco Marini ha chiarito che il panel delle candidature è in via di chiusura: dopo il via libera all'eurodeputata ds Mercedes Bresso in Piemonte, è vicina a concretizzarsi (tra molti mugugni) anche la candidatura dell'imprenditore Riccardo Sarfatti in Lombardia, mentre per la Puglia il problema resta convincere Rifondazione comunista a non intralciare (presentando Niki Vendola) il cammino dell'economista margheritino Francesco Boccia. Il caso piú spinoso è la Basilicata: Marini ha fatto intendere ancora una volta che la regione non puó essere ceduta alle richieste di Mastella e che - chiariti i guai giudiziari - il candidato ideale continua a rispondere al nome del dl Vito De Filippo.
Il Riformista