PISANU: LA SICUREZZA DI NAPOLI E' UN PROBLEMA NAZIONALE
Riportiamo di seguito il resoconto stenografico dell’intervento del ministro dell’Interno, Pisanu, ieri pomeriggio in aula al Senato, in risposta alle interrogazioni su sicurezza e ordine pubblico a Napoli.

Seguono le interrogazioni 3-00585, 3-01373, 3-01514, 3-01807, 3-01829 (giá 2-00573), 3-01830 (giá 4-04440), 3-01831 (giá 4-01310), 3-01833, 3-01836, 3-01838, 3-01839, 3-01841 e 3-01842 (giá 4-07645) sulla recrudescenza della criminalitá nella cittá di Napoli.

Il rappresentante del Governo ha facoltá di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

PISANU, ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, nel rispondere alle numerose interrogazioni sulla situazione della sicurezza e dell'ordine pubblico nella cittá di Napoli, vorrei avvertire che, per ovvie ragioni, non potró essere esauriente su tutte le questioni di dettaglio che mi sono state poste fino alle ultime ore del pomeriggio di ieri. Naturalmente mi riservo, anche su eventuali segnalazioni degli onorevoli senatori, di fornire in altro modo tutte le precisazioni che mi verranno sollecitate.

In queste settimane si sono verificati episodi particolarmente cruenti. Non mi sembra il caso di tediare il Senato con la descrizione dei singoli fatti, che pure hanno scosso profondamente la pubblica opinione, riproponendo in tutta la sua drammaticitá la questione napoletana.

Napoli è la cittá che da Ministro dell'interno ho visitato piú di qualsiasi altra cittá italiana ed alla quale ho dedicato maggiore attenzione. Anche per una particolare conoscenza, dunque, in occasione del Congresso nazionale dell'ANCI a Genova ho ritenuto doveroso richiamare l'attenzione generale sulla "questione Napoli", cioè sul quel vasto e complesso fenomeno di disgregazione economica e sociale dal quale scaturiscono i problemi di sicurezza e ordine pubblico che rientrano nelle mie specifiche attribuzioni di Ministro dell'interno.

Naturalmente il mio appello era ed è rivolto innanzitutto alla societá civile partenopea, perché sono convinto che i cittadini onesti e laboriosi, stringendosi attorno alle istituzioni, possono riaffermare la legalitá, riaprire la strada allo sviluppo e riprendersi finalmente il destino della loro cittá. Le reazioni che ci sono state, il dibattito a tratti appassionante che si è aperto e le iniziative che ne sono scaturite testimoniano l'esistenza di grandi riserve di vitalitá civile.

Se a tutto ció ho dato un contributo, ne sono davvero soddisfatto. Non ho certo alzato la voce per nascondere rassegnazione o paura, e neppure per lanciare allarmi generici; semmai ho cercato di suonare l'adunata di quella maggioranza di napoletani onesti che, come ha detto giustamente il sindaco Iervolino, alla fine la spunteranno.

Ció premesso, voglio subito affermare che la sicurezza e lo sviluppo di Napoli costituiscono un problema nazionale. In questi termini ne ho parlato al Consiglio dei ministri dell'11 novembre scorso, il quale ha fatto proprie le misure adottate a seguito della riunione che avevo tenuto due giorni prima al Viminale con i vertici della sicurezza nazionale e con il prefetto di Napoli.

Le analisi e i dati di cui dispongo mi confermano nella convinzione di essere su una strada giusta, lungo la quale il Governo intende proseguire, ben sapendo, naturalmente, che è sempre possibile fare di piú e meglio. Ma ci sono tre cose che so altrettanto bene: la prima è che fare di piú non potrá mai voler dire militarizzare la cittá di Napoli. La seconda è che spetta in primo luogo alle istituzioni centrali e locali, nell'ambito dei rispettivi poteri, fare tutto il possibile per costruire assieme sicurezza e favorire lo sviluppo. La terza è che questo impegno solidale delle istituzioni da solo non basterá mai. Per quanto possa essere straordinario nelle dimensioni, esso rimarrá un insieme di interventi piú o meno calati dall'alto se non potrá fare affidamento sull'aperto sostegno della societá civile napoletana.

Se dico questo è anche perché non voglio sopravvalutare i risultati giá ottenuti dalle forze dell'ordine, ma sottovalutarli sarebbe fuorviante oltre che ingiusto e ingeneroso, specialmente nei confronti di chi lavora con grande impegno in situazioni ambientali spesso difficili e rischiose.

La camorra è un fenomeno criminale assai articolato e fortemente radicato nel tessuto socio-economico di importanti zone della Campania. I gruppi delinquenziali sono numerosi e violenti, poco inclini a forme di organizzazione assimilabili a quelle di altre associazioni di stampo mafioso, come Cosa nostra o la'ndrangheta calabrese. Proprio la spiccata autonomia dei singoli gruppi determina sovente sanguinose dispute per il controllo del territorio.

A questa tensione si aggiungono gli effetti della disarticolazione di alcuni clan storici e dell'arresto di esponenti carismatici molti dei quali divenuti collaboratori di giustizia. Negli spazi che cosí si aprono entrano nuovi gruppi e spesso singoli individui provenienti dalla criminalitá giovanile e dalle sacche piú disperate dell'immigrazione clandestina.

Nonostante ció, come dicevo, l'azione di contrasto delle forze di polizia produce risultati che non possono essere sottovalutati. Ricordo che a Napoli, sebbene siano aumentate rapine e omicidi, l'indice generale della delittuositá appare in chiara diminuzione. Confrontando i primi dieci mesi di quest'anno con lo stesso periodo dell'anno scorso, si rileva infatti una diminuzione del 17,6 per cento, passandosi da 53.545 delitti a 44.126.

In particolare, si è registrata una diminuzione nei reati contro il patrimonio in genere: per i furti (- 8,6 per cento), per gli scippi (- 36,6 per cento), per i borseggi (- 46,4 per cento) e per furti in appartamento (- 52,6 per cento). È innegabile, invece, l'aumento degli omicidi: (+ 61,5 per cento), delle rapine (+ 2,4 per cento) e delle estorsioni (+ 48, 5 per cento). In parallelo, aumentano gli arresti (+ 10 per cento nei primi sei mesi del 2004) e - voglio sottolinearlo - le denunce, come nel caso altamente significativo delle estorsioni, che sono passate nel giro di qualche anno da una trentina ad oltre quattrocento nei primi dieci mesi di quest'anno, con l'effetto di un'efficace repressione che ha portato a comminare condanne in oltre il 70 per cento dei casi denunciati.

Pur conoscendo il valore piuttosto relativo che hanno i dati statistici in materia di sicurezza, ricordo che dall'inizio del 2003 fino allo scorso ottobre sono stati catturati 67 latitanti e sono state denunciato all'autoritá giudiziaria 1.542 persone per associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Ricordo, infine, che nel periodo gennaio-ottobre 2004 sono state disarticolate 19 associazioni per delinquere di stampo mafioso e di criminalitá comune.

Tutto questo è il frutto dell'impegno quotidiano delle 12.960 persone che le forze di polizia schierano sul territorio napoletano, realizzando un rapporto operatore-popolazione di 1 su 238 per il territorio provinciale e addirittura di 1 su 110 per la cittá di Napoli. In entrambi i casi, dunque, siamo su livelli nettamente superiori alla media nazionale, che è di 1 su 254.

È proprio avendo presente le cifre che ho richiamato poc'anzi, che si comprende che non si puó militarizzare la cittá di Napoli e che, dal punto di vista dello schieramento delle forze dell'ordine, siamo ad un livello prossimo alla saturazione tecnica.

Le particolari caratteristiche della delinquenza camorristica fanno della conoscenza e del controllo del territorio il perno di ogni strategia anticrimine. A tal fine, i relativi servizi sono stati giá da tempo rimodulati con una piú razionale distribuzione delle risorse interforze e anche con il coinvolgimento della Polizia municipale per il presidio di alcuni punti critici e per l'intensificazione del contrasto all'abusivismo commerciale. Dal 20 gennaio 2003 nel comune di Napoli operano anche i poliziotti e i carabinieri di quartiere.

Questo quadro non sarebbe completo se non ricordassi l'operazione "Alto impatto", citata anche in qualcuna delle interrogazioni odierne. Naturalmente ciascuno è libero di giudicarne gli esiti come ritiene piú giusto. Da parte mia, tengo a sottolineare che quell'iniziativa nacque, per decisione del Ministro dell'interno, proprio dalla continua attenzione per Napoli e dalla puntuale analisi della situazione.

Aggiungo che non si è trattato solamente di un intervento di emergenza a carattere transitorio e questo per due motivi: innanzi tutto perché, sul totale di 1.000 unitá di personale temporaneamente trasferite allora a Napoli, 500 sono definitivamente rimaste in cittá in secondo luogo, perché le attivitá di "Alto Impatto" si sono inserite nell'ambito dei piú vasti interventi di carattere aggiuntivo che sono finanziati con i fondi del PON "Sicurezza per lo sviluppo nel Mezzogiorno d'Italia".

Si tratta, in sintesi, di 24 progetti per Napoli e provincia, 8 dei quali giá realizzati, 10 in corso di realizzazione, 2 da attivare, 4 in elaborazione. A questi si aggiungeranno altri 8 interventi di sistema nell’ambito di quelli riservati alle Regioni dell'Obiettivo 1. Tutte queste iniziative sono rivolte al potenziamento tecnologico delle forze di polizia e alla formazione del personale e inoltre alla riduzione dei tempi di funzionamento della giustizia e alla diffusione della cultura della legalitá. L'impiego di tecnologie avanzate agevola il controllo del territorio e consente la migliore utilizzazione delle risorse umane.

Tra le iniziative attuate segnalo: l’interconnessione delle sale operative delle forze di polizia, grazie alla quale si possono radiolocalizzare e visualizzare le pattuglie dislocate nel territorio; l'installazione, d'intesa con l'amministrazione comunale, nelle zone centrali "a rischio", di apparecchiature di video sorveglianza collegate alla sala operativa della questura; l'installazione, sempre d'intesa col comune, di 36 telecamere digitali mobili per il videomonitoraggio di altre particolari aree della cittá.

La questura, i commissariati e il comando provinciale dell'Arma dei carabinieri hanno stretto, per parte loro, una fitta serie di rapporti con i rappresentanti delle categorie imprenditoriali e degli ordini professionali, mentre, nel contempo, la prefettura ha monitorato alcune aree che sono interessate da investimenti pubblici, coordinando specifici gruppi di lavoro.

Infine, il 10 novembre 2004, è stato sottoscritto un "contratto per la sicurezza urbana" tra la prefettura e il Comune di Napoli, contratto che prevede la costituzione di "comitati circoscrizionali per la legalitá, la sicurezza e la solidarietá", con il compito di promuovere il monitoraggio del territorio, progetti di riqualificazione urbanistica e la diffusione della conoscenza, presso il mondo imprenditoriale, delle norme di leggi nazionali a sostegno delle vittime dell'estorsione e del racket.

In questo quadro di interventi vanno ora a collocarsi le misure di breve e medio periodo adottate con la riunione di martedí 9 novembre al Viminale.

Le linee generali di queste misure sono ormai note. Riassumendo, si tratta di intensificare le attivitá di intelligence, prevenzione e contrasto, con particolare riguardo all'aggressione dei beni acquisiti illegalmente e degli ambienti a piú alta densitá criminale; inoltre, si tratta di un’ulteriore razionalizzazione dell'impiego delle Forze di polizia e del potenziamento delle loro dotazioni infrastrutturali e tecnologiche.

Nello stesso contesto si inserisce l’accordo che abbiamo sottoscritto venerdí scorso con il sindaco Iervolino ed il presidente della Regione Bassolino per la definizione della "Cittadella della Polizia": una grande opera che si realizzerá con la collaborazione di INAIL, Fintecna, Monopoli di Stato e Agenzia del demanio.

Tengo a sottolineare che questo accordo avrá effetti positivi anche per una delle piú conosciute ed amate istituzioni napoletane: la Scuola militare della Nunziatella, che potrá utilizzare la caserma Bixio lasciata libera dal reparto mobile della Polizia di Stato.

Lo Stato, dunque, a Napoli c’è. Il Ministro dell’interno e le forze dell’ordine fanno la loro parte e continueranno a farla, collaborando strettamente con le autoritá e le istituzioni locali, sulla linea, che voglio ribadire con forza, della "sicurezza partecipata". Ma nessuno puó pensare di affrontare e risolvere in termini di sicurezza e di ordine pubblico problemi che, invece, sono economici, sociali e civili. E nessuno puó pretendere di trasformare capziosamente tali problemi in questioni di sicurezza e ordine pubblico, per scaricarli semplicemente sulle spalle del prefetto e del questore.

Vorrei a questo proposito prendere a prestito le parole scritte recentemente da un autorevole intellettuale napoletano: "Non è un processo rapido né indolore quello che è necessario per uscire dall’inferno attuale"; occorrono "evidentemente uno sforzo collettivo e un’azione costante ed efficace di tutte le istituzioni interessate: da quelle che svolgono la repressione legale per conto dello Stato a quelle che provvedono al governo cittadino e regionale, ai mezzi di comunicazione di massa, alla scuola e all’universitá". Peraltro - cito ancora Nicola Tranfaglia - la questione napoletana "ha radici antiche che derivano dalla forte disgregazione sociale ed economica che caratterizza l’ex capitale borbonica, incapace di trovare da molti decenni una dimensione nuova".

Se tutto ció è vero - e personalmente credo proprio che lo sia - ogni polemica va ben calibrata, ogni critica va ben mirata e mossa sempre con spirito costruttivo. Venerdí scorso ho incontrato il procuratore Lepore e ho motivo di credere che a Napoli la collaborazione tra magistrati d’accusa e Forze di polizia si fará sempre piú stretta e feconda.

Naturalmente, i magistrati possono solo applicare le leggi. E allora, quando assisto a certe inopinate scarcerazioni, quando vedo che le teste dell’idra camorrista una volta recise tornano spesso al loro posto, non posso non interrogarmi sull’adeguatezza delle norme e non posso fare a meno di augurarmi che Parlamento e Governo aprano su questo tema una scrupolosa riflessione di carattere ordinamentale.

Personalmente penso che ci si possa confrontare con realismo e sincero spirito unitario sulla durata della custodia cautelare, sul ripristino dell’arresto obbligatorio per determinati reati e su una maggiore severitá nei confronti della recidiva.

Tra i tanti temi specifici che sono stati affrontati dagli onorevoli interroganti, vorrei riprenderne uno, che si impone come causa di gravissimo allarme sociale: quello della cosiddetta malagioventú, cui si riferisce il senatore Marino. I giovani, infatti, vengono utilizzati in modo sempre piú massiccio dalle organizzazioni camorristiche, che li sfruttano come manovalanza, facendo leva sulla non punibilitá dei minori dei 14 anni, ovvero sulla piú favorevole disciplina prevista per i minori di 18 anni.

Il fenomeno comprende anche le baby gang, che rifiutano le regole dello Stato e credono di poterle impunemente violare con la forza del gruppo e l’uso del coltello. Proprio per questo il prefetto di Napoli ha emesso, il 24 agosto scorso, un’ordinanza che vieta la vendita di armi da taglio.

Naturalmente anche - ma direi soprattutto - i problemi dei minori non possono certo essere affrontati in termini di mera repressione. Occorre qui, piú che in ogni altro campo, l’impegno coordinato di tutte le istituzioni competenti. In questa chiave è impostato il progetto del PON Sicurezza, riservato ai minori a rischio di sette quartieri disagiati.

Tale progetto vedrá coinvolti, oltre alla prefettura di Napoli, le amministrazioni locali, l’autoritá giudiziaria, l’ufficio scolastico regionale e il mondo del volontariato. I ragazzi saranno impegnati in attivitá di scolarizzazione, ludiche e sportive, nonché in percorsi di formazione sugli antichi e nuovi mestieri, da realizzare in luoghi confiscati alla camorra.

Concludo, signor Presidente, tornando alla "questione napoletana". Se davvero teniamo al futuro della cittá, se davvero vogliamo che per i suoi giovani ci sia a Napoli - e non altrove - un futuro diverso, migliore, senza droga e senza violenza, allora dobbiamo avere il coraggio di dirci le cose con franchezza, anche a costo di essere crudi. Personalmente, non ho difficoltá a farlo, ben sapendo che il medico pietoso rende la piaga purulenta.

Ripeto dunque in Parlamento, dopo averlo detto venerdí scorso di fronte al sindaco e al presidente della Regione, che a Napoli tra le piaghe da sanare vi è anche l’assuefazione alla illegalitá diffusa, vi è la rassegnazione al peggio, vi è la scarsa propensione di molti cittadini a solidarizzare e a collaborare con le forze dell’ordine.

Penso che tutte le istituzioni centrali e periferiche, tutti i gruppi dirigenti degni del proprio compito debbano lavorare a questo fine, per ricostruire una convivenza serena, per riaccendere la speranza civile della cittá. La risposta che anche in queste ore la cittá sta dando alla recrudescenza del crimine mi fa sperare in una rinascita dello spirito civico napoletano e in una riaffermazione delle ragioni della legalitá e della democrazia. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e del senatore Fisichella).

TESSITORE (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

TESSITORE (DS-U). Signor Presidente, signor Ministro, spero di rimanere nei tempi che mi sono concessi, ma se dovessi superarli, mi auguro di poter contare sulla sua comprensione.

Il discorso che oggi dovremmo fare è non soltanto difficile, come d’altra parte è emerso dall’intervento del Ministro, ma anche non nuovo, non soltanto nella sua dimensione storica ma anche attuale, se è vero che la prima delle interrogazioni che ho rivolto e che oggi non vedo, perché non è stata inserita, risale al 5 giugno 2002 e la prima di cui si discute del 20 gennaio 2004.

Se mi è consentito cedere soltanto per un minuto al cattivo gusto dell’autocitazione, debbo ricordare che il 30 luglio 2002, sulla prima pagina del piú importante giornale cittadino, pubblicai un articolo che fu oggetto di una discussione durata quattro giorni e che occupó quattro pagine intere. Non lo dico per vantare un primato che sarebbe triste, ma per sottolineare come da piú parti, anche dalla sinistra, sono venuti tempestivamente la denuncia e l’allarme per questa situazione.

Non mi rifaccio alle situazioni pregresse; mi limito ad osservare che siamo dinanzi ad un vero e proprio sistema economico e sociale - e questo, secondo me, è ancora piú grave - malavitoso, che impiega una manovalanza di diverso tipo, da quella violenta che serve a mantenere la forza del sistema illegale a quella, per cosí dire, laboriosa, cioè i senza lavoro che, volenti o nolenti, devono sottostare a questo sistema alternativo.

Le conseguenze sono gravissime. Da una parte, si va creando un’antropologia criminale, ovvero un tipo umano che ispira i propri comportamenti a princípi illegali, malavitosi, che sono tali anche quando non si commette la trasgressione (credo di poterlo dire per testimonianza diretta perché sono napoletano); dall’altra, questo sistema malavitoso deve indebolire il sistema legale, che - ahimè - a Napoli è giá stato indebolito (non esistono piú centri decisionali di grandi gruppi imprenditoriali, la vicenda ultima del Banco di Napoli credo ne sia drammatica testimonianza), e deve impedire che si radichino quegli interventi di carattere strutturale che pure sono stati adottati - alcuni li ha richiamati lei stesso ed altri ne ha preannunciati - mantenendo un clima di tensione sociale.

Da questo punto di vista, le quotidiane iniziative di disordini che da due anni a Napoli si registrano sono volte, da una parte, a distrarre le forze dell’ordine dal loro compito istituzionale, dall’altra, a mantenere alta la tensione sociale.

Mi consenta di osservare, signor Ministro, che quando si giunge al punto di occupare contemporaneamente l’aeroporto, la cattedrale e la stazione marittima, non credo che si sia di fronte ad una protesta per il lavoro, bensí ad un deliberato programma di tensione sociale contro le istituzioni, volto ad indebolire il senso della legalitá. Mi consenta di dire che, a mio giudizio, è stato un grave errore non reprimere questi comportamenti che non hanno niente a che vedere con la polemica sul lavoro. Oltretutto, questa situazione ha contribuito ad accrescere il senso della impunibilitá che, a sua volta, va ad alimentare quell’antropologia malavitosa, cui ho fatto prima riferimento.

Se mi consente, con quella chiarezza cui lei stesso si è ispirato, a mio giudizio, è mancata una forte azione di coordinamento tra le forze dell’ordine; è mancato un effettivo collegamento tra queste e la magistratura, a sua volta, malamente impostato in base al convincimento che a Napoli non esiste nulla di legale, nulla di pulito, nulla di onesto, il che per fortuna non è perché - vivaddio - lo smentisce la grande tradizione civile e la straordinaria vitalitá di questa cittá, straordinaria in tutti i sensi.

È mancato un rafforzamento strutturale delle forze dell’ordine. Faró un solo esempio: so che l’Arma dei carabinieri negli ultimi anni ha elaborato un programma per l’apertura di 14 caserme, alcune a livello di tenenza; ne è stata aperta una sola, ai Quartieri spagnoli, oggi sostanzialmente assediati. E non proseguo con altri esempi che potrei citare per esperienza diretta, dal momento che del mio collegio fa parte il quartiere di Pianura, sul quale credo non ci sia bisogno che le fornisca elementi perché lei potrebbe darmene molti di piú.

Voglio concludere con due punti. Sono convinto che a Napoli non servano - e in questo concordo con lei - misure straordinarie, perché sono state sperimentate ed abbiamo constatato la loro assoluta inutilitá. Personalmente, sono stato un critico anche dell’operazione Alto impatto e lo dichiaro. Diró di piú, provvedimenti di quel genere aggraverebbero una deficienza antica della cittá: Napoli è sempre stata la cittá dello straordinario, che non sa adattarsi all’ordinario. Da qui, uno schizofrenico ciclo di esaltazioni e cadute, di entusiasmi e scoramenti.

Potrei citare molti esempi, mi limiteró ad un fatto banale, e cioè che gli epiteti esornativi che designano la mia cittá sono tutti declinati al superlativo: Napoli nobilissima, Napoli fedelissima, Napoli disgraziatissima. Io invece penso che Napoli debba ritrovare il gusto e la forza dell’ordinario, della normalitá, la quale, se non sbaglio, deriva da "norma", cioè da legge.

In secondo luogo, a Napoli servono interventi strutturali, che realizzino un sistema integrato tra le sue parti (ho trovato alcuni elementi nella sua esposizione). Ecco perché ritengo che oggi le forze politiche non dovrebbero e non devono dividersi. Ció, naturalmente, non implica l’abbandono delle proprie idee e neppure, se lo si ritiene utile e divertente, la ricerca dei responsabili, anche se da storico mi si consenta di dire che tale ricerca, se effettuata con serietá, riserverebbe sorprese in tutte le direzioni.

In questo spirito auspico che lei, signor Ministro, che fa bene a fare appello alla coscienza civile dei napoletani, non voglia sostituirsi - mi consenta di dirlo con rispettosa cordialitá - ai professori di filosofia e neppure ai professori di storia, ma voglia fare fino in fondo il Ministro dell’interno nell’assunzione delle sue responsabilitá, ispirato a principi etici - come lei ha fatto e come condivido - operando nella pienezza dei suoi poteri. Ció per chiedere a tutte le forze in campo (forze politiche, Governo nazionale, governi locali, magistratura, forze dell’ordine) di compiere il proprio dovere, ciascuna in ragione delle proprie responsabilitá. Ció è tanto piú necessario, signor Ministro, perché credo che a lei tocchi la grande responsabilitá di creare una soluzione di continuitá rispetto alla situazione attuale. Tale soluzione di continuitá è la condizione per un impegno volto alla prevenzione che, altrimenti, non avrebbe possibilitá di attecchire, come purtroppo non l’ha avuta.

So quanto lei (anzi vorrei dire - se me lo consente - in questo caso piú di lei, avendo insegnato in quella cittá per oltre quarant’anni ed essendo stato Rettore di quella universitá) che a Napoli esistono tutte le possibilitá di una ripresa. So che cosa fa la scuola, che cosa ha fatto l’universitá, che cosa fanno i giovani e la Chiesa, che è in prima linea. Vorrei ricordare soltanto il documento - è di qualche anno fa, ma è bene non dimenticarlo - della CEI sul Mezzogiorno, che fu ispirato dall’arcivescovo di Napoli.

Esistono queste possibilitá e potenzialitá, ma è necessario determinare una soluzione di continuitá ed operare affinché si realizzi effettivamente un sistema integrato tra le parti, che purtroppo sono drammaticamente dissociate, della cittá.

Sono sicuro che la mia parte politica è pronta, oggi come ieri, come domani, ad assumersi le proprie responsabilitá e con questa dichiarazione di impegno da parte nostra, da parte mia, vorrei veramente sollecitare l’impegno che lei ha preannunziato, se consente, con un solo motivo di dissenso.

Purtroppo, la questione non è quella della riduzione dei numeri della criminalitá, che è certamente un fatto positivo, ma il problema oggi è quello della qualitá. Noi siamo di fronte a un drammatico salto di qualitá, quello che io ho chiamato un vero e proprio sistema malavitoso alternativo. (Applausi del senatore Tonini).

*VILLONE (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

VILLONE (DS-U). Grazie, signor Presidente.

Signor Ministro, io ritengo che in un pessimo Governo lei non sia il peggiore dei Ministri; lo prenda come un complimento. Peró devo dire che oggi lei non è andato oltre la media del suo pessimo Governo. Mi pare che la sua risposta sia del tutto insoddisfacente.

Dall'insieme delle interrogazioni alle quali lei ha risposto emerge che da molti mesi i parlamentari che rappresentano il territorio napoletano avevano segnalato una situazione di crescente gravitá. Lei ci ha dato qui delle statistiche, con qualche pizzico di trionfalismo, devo dire. Ci viene a dire che sono ben 400 le denunce per le estorsioni.

Lei sa, naturalmente, che gli esercizi commerciali a Napoli sono circa 35.000; e sa anche che, a quanto si dice, sono quasi tutti sotto pizzo. Il pizzo si fa per strade, per quartieri; 400 denunce sono un paio di strade del centro storico, non di piú, quindi stiamo toccando in modo del tutto epidermico il fenomeno. Non sono quelle statistiche che possono negare ci sia una crescente gravitá della situazione.

Il punto è che, di fronte alla crescente gravitá, niente si è fatto. Ancora qualche giorno fa - lei stesso lo ricordava - lei ha firmato un protocollo per la cittadella della Polizia. Ma sa benissimo che è un fatto puramente simbolico. Noi abbiamo i morti per strada oggi, signor Ministro! Di concreto, invece, niente.

C'è qui un punto che tocca la sua competenza, e cioè una veritá che dobbiamo dire: le forze dell'ordine hanno perso il controllo del territorio in aree importanti della cittá di Napoli. L'hanno perduto. Se qualcuno controlla quelle aree non è lo Stato. Lei giustamente ha richiamato il controllo del territorio, ma come lei sa, per controllare il territorio non basta mandare la pattuglia e l'ambulanza quando il morto è per strada. Il controllo non è solo controllo fisico, ma conoscenza, anticipazione, è intelligence, altra magica parola moderna che lei ha citato. Ma l'intelligence è sapere quello che accade prima che accada: se no, la capacitá di prevenzione è soltanto e del tutto occasionale, bisogna che qualcuno si trovi lí mentre i fatti si svolgono, ed è chiaro che non è possibile, se non in modo del tutto occasionale, che ció si verifichi.

Quindi, noi siamo di fronte ad una situazione nella quale quel controllo del territorio che lei giustamente richiama non c'è piú, e quell'intelligence che lei giustamente richiama non c'è, o non c'è in modo efficace. La domanda è: perché, avendo detto questo da mesi e nonostante quell'articolato insieme di iniziative che lei ha citato, si verifica questo effetto? Lei a questo deve rispondere, signor Ministro: perché accade quel che accade?

E quali mezzi e risorse mettiamo a disposizione per garantire un intelligence efficace? Lei sa che negli ultimi giorni si è parlato addirittura dei servizi segreti; oggi vogliamo affidare ai servizi segreti quello che una volta era il mestiere di Polizia e Carabinieri.

Il problema è semplice: se le forze dell'ordine sanno tutto, la domanda è perché nessuno fa nulla; se le forze dell'ordine non sanno nulla, la domanda è perché non sanno nulla. Se ci sono gli strumenti per intervenire, la domanda è perché nessuno interviene; se non ci sono gli strumenti per intervenire, la domanda è quali strumenti bisogna mettere in campo e chi deve farlo.

Da questo dilemma non credo si possa uscire con qualche ottimistica prospettazione per il futuro. Non basta - mi permetto di sottolinearlo - chiedere la collaborazione dei cittadini; certamente è cosa da fare ed è opportuno l'auspicio, ma lei sa benissimo che in questo caso entra in gioco la paura.

Cosa facciamo noi, cosa fa lei, Ministro dell'interno, per garantire la sicurezza di chi collabora? Questo è il punto. Cosa facciamo per stimolare il rispetto della legalitá? Ha ricordato poc'anzi il collega Tessitore, e aderisco alle sue considerazioni, che vi sono state situazioni nelle quali la cittá è stata messa di fronte ad una illegalitá diffusa. La cittá si è trovata spesso nella condizione di essere ostaggio quotidiano di manifestazioni; lei sa o no, signor Ministro, che si dice a mezza bocca, e nemmeno tanto a mezza bocca, che la tolleranza per quelle manifestazioni inaccettabili viene dal suo Ministero? Cosí si dice e, alla prossima manifestazione, presenteró una interrogazione e le chiederó una smentita formale.

Credo che dobbiamo intenderci sul punto delle cose concrete da fare. Per esempio, sappiamo benissimo che i punti di ingresso della camorra nell'economia legale sono essenzialmente due: gli immobili e gli esercizi commerciali. Stiamo riuscendo a fermare o almeno a frenare l'ingresso della camorra attraverso questi due canali? La risposta è che non ci stiamo riuscendo per nulla.

Cosa facciamo per aggredire la ricchezza prodotta con il crimine, per affrontare il problema dei patrimoni camorristici? Anche in questo caso sono stati snocciolati dati trionfalistici, ma abbiamo un'idea della dimensione di cui stiamo parlando? Abbiamo la consapevolezza che tocchiamo soltanto la punta dell'iceberg del profitto dell'attivitá criminale? Tutti questi sono limiti indiscutibili dell'azione messa in campo. Discendono da un deficit di risorse o da un deficit di competenze, di organizzazione, di leggi? Lei richiama giustamente la possibilitá di leggi nuove: benissimo, lei è il primo ad avere in mano questo strumento al pieno dell'efficacia, lo azioni.

Signor Ministro, lei oggi avrebbe dovuto rispondere nel complesso a queste domande. Cosa facciamo per prosciugare il bacino di coltura della manovalanza camorristica, costituita dai numerosissimi giovani senza lavoro in una cittá dove la disoccupazione giovanile supera il 50 per cento? Lei dice che non bisogna tradurre la questione in un problema di ordine pubblico e soprattutto non bisogna rovesciare il problema sul prefetto e sul questore: è giustissimo, ma io non ribalto per nulla il problema sul prefetto e sul questore, lo ribalto su di lei e sul suo Governo, poiché il suo Governo ha tagliato i fondi ai programmi contro il degrado sociale che avrebbero potuto contrastare la realtá che alimenta ora la manovalanza camorristica.

Se il suo Governo non fa questo, signor Ministro, mi perdoni se affermo che non è serio da parte sua venirci a dire che quella di Napoli è una grande questione nazionale. Di sicuro lo è, ma deve esserlo anche per la qualitá dell'impegno e per la concreta iniziativa che si mette in campo.

Ribadisco quindi la mia insoddisfazione e la mia valutazione che lei oggi non va certamente oltre la media del suo pessimo Governo; spero domani di poter dire cosa diversa, non per lei - mi creda - ma per il Paese. (Applausi del senatore Massimo Brutti).

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

BOBBIO Luigi (AN). Signor Ministro, innanzitutto le rivolgo il mio piú sincero ringraziamento per l'opera eccezionale che sta svolgendo, e con lei il suo Ministero e tutti i suoi collaboratori, dal piú alto in grado all'ultimo - in senso anagrafico d'ingresso - degli agenti della Polizia di Stato. Mi consenta, peró, in questo mio intervento di rappresentare, non dico un fattore di critica, ma un fattore di stimolo e di sottolineare alcuni passaggi che sono convinto siano fondamentali.

Vede, signor Ministro, 14 anni di funzioni di pubblico ministero alla procura di Napoli, dei quali sei passati in attivitá antidroga e altri otto passati alla distrettuale antimafia, mi hanno reso un modesto conoscitore del fenomeno e della realtá, nonchè un uomo anche abbastanza disincantato, ma credo che a volte il disincanto ed il cinismo possano servire, se ben orientati, anche a vedere magari un po' piú chiaro nelle cose. Lo faccio, sperando di poter percorrere una strada che sia utile per tutti: per i napoletani e per il Paese in genere.

Come lei, signor Ministro, ha potuto sentire dagli interventi dei colleghi del centro-sinistra, il politicamente corretto non serve. Noi andiamo ad impattare contro un muro fatto di preconcetto, di precostituita negativitá nei confronti di tutto quello che viene da questo Governo e da questa maggioranza. Non serve, signor Ministro: non serve oggi, a noi che abbiamo a cuore il vero interesse del Paese, come non ci è servito nei giorni scorsi. Mi scusi se glielo dico, ma - mi creda - lo faccio veramente nella convinzione che lei stia svolgendo il suo compito nel modo migliore possibile; nessuno potrebbe svolgerlo meglio di quanto lei sta facendo con sacrificio personale.

Sento, peró, di dover sottolineare alcune cose. È vero, occorre certamente che si agisca nella massima unitá possibile di intenti, tutti insieme, centro-destra e centro-sinistra, istituzioni nazionali e istituzioni locali, ma arrivare ad indicare le soluzioni del problema postula, di necessitá, che non giá in una mera logica di contrapposizione politica, bensí in una dimensione di corretta e puntigliosa disamina dei fatti, si indichino le singole sfere di competenze per verificare chi ha fatto o non ha fatto tutto intero il suo dovere.

Quelli della sicurezza e della criminalitá, organizzata o non, sono temi complessi, nei quali plurimi sono i fattori causali e su tutti occorre intervenire, ciascun ente, ciascuna istituzione, ciascun soggetto per la sua sfera di competenza. Competenza vuol dire anche responsabilitá, ma non responsabilitá per accusare qualcuno di qualcosa, ma per capire chi ha fatto cosa e chi - fatto ancora piú grave - non ha fatto cosa, nell'attivare quindi una comune sinergia per arrivare al comune risultato.

Allora, bisogna fare tutto questo con chiarezza e rigore, è un dovere, oltre che un diritto nostro, del Parlamento e del Governo.

Ebbene, signor Ministro, dobbiamo renderci conto che, proprio nella complessitá di questo fenomeno lei ha fatto benissimo a recarsi a Napoli, dando grande fiducia alla cittá e restituendo sicurezza a molti; nella sua visita a Napoli, peró, temo che altri abbiano potuto ricavare spazi di strumentalizzazione per tentare di nascondere, non tanto a se stessi quanto alla cittadinanza, le proprie colpe e responsabilitá.

Un sistema urbano come quello di Napoli è particolarmente complesso e delicato e richiede, come tutti i sistemi delicati e complessi, una continua manutenzione. La manutenzione di una cittá, nel senso che diró di qui ad un attimo, è compito precipuo, per non dire esclusivo, della sua amministrazione o delle amministrazioni cittadine che si sono susseguite negli anni.

Se oggi noi - dobbiamo dircele queste cose - assistiamo ad interi quartieri sommersi dalla illegalitá, annegati in una palude di violazione sistematica di tutte le regole, anche le minimali, che costituisce il brodo di coltura di tutte le forme di criminalitá, dobbiamo chiederci perché ció è successo.

Oggi siamo costretti (al riguardo, signor Ministro, la ringrazio personalmente per quello che ancora una volta sta facendo in queste ore il suo Ministero e, per esso, il Capo e il Vice capo della Polizia) a chiedere, a implorare l’intervento dei cosiddetti blitz delle forze dell’ordine, duecento, trecento o quattrocento uomini che irrompono in un quartiere per sottrarlo alla camorra.

Ma perché ció è stato possibile? Dov’erano la polizia municipale, le amministrazioni comunali, tutte, da dieci anni a questa parte, quando interi quartieri di Napoli venivano sottratti sistematicamente al controllo delle persone per bene e l’amministrazione comunale, la Regione, se ne infischiavano (mi perdoni il termine)?

Dov’erano questi soggetti che oggi firmano con lei i protocolli d’intesa, ma sembra che i contratti siano fatti per essere firmati e poi disattesi, non onorati? Dov’erano quando bande di criminali chiudevano strade con cancelli, alzavano muretti, mettevano dissuasori per strada per non far passare le auto della polizia, ergevano negozi interi abusivi nei quali esercitavano ed esercitano un commercio abusivo?

Dove sono quando tutte le regole, signor Ministro, anche le minimali, vengono infrante e le auto sfrecciano con il conducente senza cintura di sicurezza e i conducenti degli scooter con il casco sono l’eccezione? Dove sono le nostre amministrazioni comunali di Napoli e provincia da dieci-quindici anni, signor Ministro? Queste sono le responsabilitá che noi, se vogliamo arrivare alla soluzione dei problemi, dobbiamo sottolineare.

Leggo statistiche come quella recentissima la quale ci dice che nei primi dieci mesi del 2004 si sono verificati 3.500 arresti e fermi a Napoli in attivitá di polizia giudiziaria. Ebbene, diciamolo sempre a tutti, anzi, diciamolo ai cittadini, perché ai colleghi del centro-sinistra credo interessi poco (loro inseguono altri calcoli, altre valutazioni, mentre a noi interessa invece la realtá): 3.500 arresti e fermi nei primi dieci mesi dell’anno, con il settanta per cento degli interessati rimesso in libertá dall’autoritá giudiziaria entro i primi due giorni, quarantott’ore, signor Ministro.

Si dice da tanti magistrati, che sanno bene di avere molto da farsi perdonare (perché molti lavorano, ma molti pensano ad altro, e anche questo va detto), che la colpa è delle leggi: ma chi le interpreta queste leggi? Certo, hanno ragione, le leggi vanno cambiate e di questo tutti noi siamo consapevoli, ma probabilmente le prime a dover essere cambiate (e lo faremo) sono quelle che riguardano gli spazi di discrezionalitá della magistratura nel procedere a valutazioni in ordine all’entitá della pena e alla libertá personale, quindi alle misure cautelari.

È lí che bisogna intervenire, signor Ministro. E, mi dispiace dirlo, ma anche il suo dialogo, doveroso, forse, da parte sua, ma non da parte di altri, con l’autoritá inquirente della magistratura napoletana, dimostra quale e quanta forza abbia la riserva mentale di molte persone che dicono di voler lavorare contro la criminalitá, ma che in realtá non lo fanno.

Giacciono dinanzi agli uffici giudiziari di Napoli 2.500 informative di reato e ci si attarda in sottigliezze dicendo che è vero, ma che, di 2.500, ve ne sono 800 davanti al giudice per le indagini preliminari; va bene: e le altre 1.700 dove sono? In procura, evidentemente. Anche questo non va, signor Ministro. Noi abbiamo il dovere di individuare chi ha fatto e chi non ha fatto cosa, solo cosí arriveremo seriamente alla soluzione del problema.

Lei, signor Ministro, sta lavorando benissimo e cosí pure il suo Ministero e il Governo; non si è mai visto tanto controllo del territorio, ma il controllo del territorio, che spetta alle forze del Governo, a quelle nazionali, non puó sostituire il controllo del territorio che, come ho sottolineato prima, non viene svolto dalle autoritá amministrative locali.

Ebbene, perché cominciamo a invocare l’istituzione di un Alto commissario per la lotta alla camorra a Napoli? Perché vi sono taluni poteri sostitutivi, previsti dalla Costituzione, che a questo punto forse bisogna cominciare a porsi il problema di dover attivare.

Vi è un’inerzia amministrativa, non dobbiamo (mi permetta di dirglielo, signor Ministro) correre dietro ai soliti vecchi cavalli di battaglia della sinistra del nostro Paese, non dobbiamo pensare ai vari protocolli che alla fine ci lasciano sconfitti nella grande sfida del futuro, quella dell’educazione costante, continua delle nuove generazioni (Richiami del Presidente), in maniera quotidiana, ora per ora, al valore fondante del rispetto della legge. Non li seguiamo sui loro vecchi cliché dell’emarginazione dai centri cittadini degli uffici delle forze di polizia: nelle nostre regioni meridionali, purtroppo o per fortuna, signor Ministro, le forze di polizia si devono vedere, devono esserci, non releghiamole fuori di quei centri cittadini dove invece i cittadini almeno guardano a loro per avere sicurezza e tranquillitá.

Sarebbero tantissime le cose da dire, signor Ministro. Le ripeto, credo che dovremo lavorare veramente molto e dovremo farlo nella convinzione che il sacrificio e la forza che il Governo mette in questo compito è enorme; abbiamo peró anche la responsabilitá e il dovere di evidenziare che vi sono "altri", nelle istituzioni locali e anche nella magistratura, che non fanno fino in fondo il loro dovere. (Applausi dei senatori Manfredi, Compagna ed Eufemi).

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, devo dire sinceramente che ho apprezzato, nei giorni scorsi, le dichiarazioni con cui il Ministro esprimeva la propria personale sofferenza per il dramma della cittá di Napoli e del suo hinterland, che è un continuum di case e di problemi, da Pozzuoli a Castellammare, con tutto il suo retroterra. Le ho apprezzate molto perché è la sofferenza di tutti quanti noi che abitiamo in una cittá dove la stragrande maggioranza della popolazione vive del proprio lavoro onestamente e laboriosamente.

Certamente, quindi, è da condividere il nobile appello del ministro Pisanu alle persone oneste e laboriose (cosí come sono da condividere le sue osservazioni sulla disgregazione economica e sociale di questa grande realtá, dove la camorra fa da imprenditrice, dá e distribuisce lavoro), a quella stragrande maggioranza della popolazione che, fra l’altro, vive senza nemmeno le tutele e le garanzie sociali esistenti in altre parti del Paese.

Amministrazioni locali, intellettuali collettivi ed individuali, universitá la mia cittá, la nostra Regione, ha tanti intellettuali collettivi, innanzitutto le universitá, l’Istituto universitario orientale, l’Istituto di studi filosofici, l’Istituto Suor Orsola Benincasa, il CNR e tanti altri, organizzazioni sindacali e di categoria, ordini professionali prestigiosi, una forte presenza nel sociale delle chiese, e non solo di quella cattolica, tutti impegnati nella cultura della legalitá. Ma tutti - e dico tutti - debbono fare di piú.

Deve fare di piú pure il suo Ministero, anche se lei non puó rispondere, ovviamente, per tutta una politica governativa, bensí soltanto per la parte di sua competenza. Sono stati aumentati gli organici, le attivitá di controllo, vi è maggiore intelligence. Le statistiche conforterebbero, anche se giustamente il collega Tessitore ha posto un problema di qualitá dei reati che vengono commessi; va bene tutto, peró, come si spiega la recrudescenza della criminalitá?

Evidentemente bisogna fare di piú, anche per quanto riguarda il suo Ministero. Non posso dilungarmi, per ragioni di brevitá basterá citare le centinaia di morti, le faide continue, gli agguati. Certo c’è una riorganizzazione dei clan, ci sono nuovi gruppi emergenti, tutto questo peró non spiega le baby gang, non spiega il fenomeno della malagioventú, che lei ha voluto richiamare, gli atti emulativi, le aggressioni gratuite, gli scippi, le rapine.

Qui occorre serenamente uno sforzo congiunto, a tutti i livelli istituzionali, nessuno escluso, compreso naturalmente quello giudiziario. Ovviamente occorre agire anche a livello sociale, perché la lotta alla criminalitá sia condivisa da tutti. Occorrono peró anche scelte di politica economica. Signor Ministro, lei sa bene che per le cooperative di Napoli e di Palermo - guarda caso - lo stanziamento è iscritto nel bilancio del suo Ministero e non in quello del lavoro; evidentemente, è stato considerato un problema di ordine pubblico.

Faccio solo un esempio, e mi rivolgo serenamente ai colleghi. La mia cittá godeva del reddito minimo di inserimento, era inclusa fra i Comuni italiani che potevano usufruire di questa misura, che copriva 20.000 famiglie. Ebbene, il Governo cosa fa? Prima la sospende, poi la abolisce. Quindi, destina - sono gli atti parlamentari che parlano - al Fondo nazionale per le politiche sociali, giá insufficiente rispetto alle esigenze, 2 miliardi di vecchie lire del contributo sulle pensioni piú alte per cofinanziare, in modo del tutto insufficiente, eventuali redditi di cittadinanza o altrimenti denominati (il Governo l’ha voluto chiamare reddito di ultima istanza).

In sostanza, tutta la lotta alla povertá è stata scaricata sugli enti locali. Faccio questo esempio - ma potrei citarne tanti altri - della politica, a mio avviso, antimeridionale che è stata portata avanti in tutti questi anni.

Lei ha detto, signor Ministro, che il disagio sociale non puó diventare un alibi, ma lo stesso presidente Ciampi, quando è venuto a Napoli, ha detto che indubbiamente c’è un disagio sociale che cresce. Ora, il venir meno di quelle misure ha aumentato il disagio sociale o no? E l’aumento del disagio sociale dá una spinta maggiore alla criminalitá o no? Questo è il punto.

Se il collega Bobbio chiama in causa le amministrazioni locali per dire che tutti debbono fare di piú, allora mi permetta di affermare che le scelte fatte in materia di politica sociale hanno penalizzato il Sud e in particolare una cittá come Napoli, che traeva ossigeno da quella misura che è stata prima sospesa e poi soppressa.

Al disagio sociale si unisce anche quello mentale. Non staró a ricordare le misure proposte dal presidente del tribunale dei minorenni o altre misure circa l’abbassamento della soglia di punibilitá da 18 a 16 anni.

Tuttavia, signor Ministro, non sono d’accordo con lei, non si puó dire che c’è assuefazione, tolleranza, indifferenza, omertá. No, a Napoli i cittadini hanno paura di denunciare estorsioni e soprusi e sfiducia nell’operato complessivo delle forze dell’ordine.

La famiglia non svolge piú il proprio ruolo di ammortizzatore sociale, come avveniva prima; è piú difficile, specialmente per le famiglie monoreddito, arrivare alla fine del mese per la diminuzione del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni.

Anche la scuola è sempre meno incisiva dal punto di vista pedagogico. Per non parlare poi della piaga della dispersione scolastica cosí rilevante nella mia cittá. I giovani sono senza speranza per il futuro, in balia delle filosofie consumistiche e edonistiche per le quali l'unico valore è il denaro. Ecco perché si sviluppa quella che è stata definita malagioventú.

Occorre pertanto una politica sociale specifica per i giovani, per le loro esigenze. Certo, occorre anche piú certezza della pena, le scarcerazioni devono essere meno facili ed è necessario che vi sia meno permissivismo. Sono d’accordo con il collega Tessitore; il permissivismo nella mia cittá e nell’hinterland è inteso come cedimento delle autoritá preposte all’ordine pubblico anche da parte dei professionisti del disordine quotidiano.

Bisogna intervenire a partire dalla finanziaria, perché la questione di Napoli non ha carattere locale, ma rilevanza nazionale. Occorrono maggiori risorse per la sicurezza e per lo sviluppo sociale e maggiori strumenti operativi. Ecco perché esprimo la mia insoddisfazione, sia pure in maniera molto sintetica.

BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Ministro, c’è un punto delle sue dichiarazioni sul quale voglio esprimere la mia soddisfazione. È quello in cui ella ha sostanzialmente detto che la questione di Napoli deve essere affrontata con un impegno solidale dalle istituzioni centrali e locali, nell’ambito - sottolineo - delle loro competenze.

Questo significa attivare il circuito democratico che fa capo al Ministro dell’interno, che ha come punto di riferimento, per quello che riguarda Napoli, il consiglio comunale e il sindaco. Questo significa respingere la proposta che è stata avanzata da Alleanza Nazionale, e qui ripetuta dal collega Bobbio, di istituire un Alto commissario.

Desumo dalle sue parole, signor Ministro, un orientamento avverso a questa proposta. Resista, poiché credo che non sia utile istituire una nuova autoritá che si sovrapponga a quelle giá esistenti, le quali hanno tutti i poteri per intervenire sulla crisi, per governare i diversi aspetti della vita sociale civile di Napoli e della sua provincia.

Sin qui, dunque, soddisfazione per quello che ella ha detto ma quando, signor Ministro, ella ci raffigura una situazione nella quale - finalmente siamo in grado di leggere e valutare qualche numero - gli omicidi sono aumentati del 61,5 per cento - mi domando poi come sia costruita la rilevazione poiché il 2004 non è ancora terminato - le rapine del 2,4 per cento e le estorsioni del 48,5 per cento, tale situazione si puó definire drammatica.

Nel mese di giugno ci sono stati in Campania tredici feriti ed otto morti; nel mese di luglio tredici feriti e dodici morti; nel mese di agosto otto feriti ed otto morti; nel mese di settembre undici feriti e diciotto morti; nel mese di ottobre nove feriti e sette morti; nel mese di novembre, fino al giorno 11, undici feriti ed otto morti.

Vi sono stati inoltre attentati incendiari. Vi è stato un attentato nei confronti di un esponente della pubblica amministrazione ad Acerra; vi è stato un attacco intimidatorio contro l’assessore al lavoro del Comune di Napoli, Nicola Soldati del partito dei Democratici di Sinistra, il quale è stato aggredito insieme alla sua scorta al centro della cittá davanti all’Hotel Oriente dinanzi ad un gruppo di persone aderenti a "Forza lavoro disponibile".

Ebbene, di fronte ad una situazione cosí drammatica, non vedo, signor Ministro, nitidamente una strategia capace di contrastate tale situazione; una strategia che veda, da un lato, interventi strutturali per il risanamento dei quartieri e, dall’altro, una presenza piú ampia e penetrante delle forze di polizia sul territorio.

Io non credo, come crede o mostra di credere nella foga della polemica politica il collega Bobbio, che contro la camorra negli anni passati si dovessero mandare i vigili urbani e cosí creare le premesse per evitare l’escalation di oggi (Commenti del senatore Bobbio). Non è da qui che nascono i rischi e le condizioni piú tragiche di questa terra; nascono da radici profonde che la camorra ha e che negli anni passati noi abbiamo decapitato. Le organizzazioni camorristiche, dopo la decapitazione, naturalmente, ci sono ancora e vi è tra esse un conflitto endemico, come pure vi è una correlazione stretta tra criminalitá diffusa, camorra e la presenza nei quartieri.

Quando leggo che ci sono presidi armati della camorra nei quartieri, non le chiedo, signor Ministro, una militarizzazione; le chiedo piú forze di polizia sul territorio. Questo significherá distogliere unitá di personale da lavori burocratici, organizzare diversamente la presenza delle forze di polizia, ma c’è bisogno di una loro maggiore e piú penetrante presenza sul territorio.

Quanto a Napoli - e su questo, ringraziandola della sua tolleranza, concludo - bisogna dire, signor Ministro, che abbiamo una risposta positiva della cittá, che esistono tutte le premesse per costruire un’alleanza tra apparati dello Stato e cittadinanza. Basti pensare a come è cominciato il processo per la distruzione dell’azienda di Silvana Fucito, un’imprenditrice di San Giovanni a Teduccio. Esso trae origine dal caso specifico, ma ha riguardato piú in generale il fenomeno del racket e ha registrato un’ampia partecipazione di giovani, di cittadinanza, di rappresentanze democratiche. Quella signora ha avuto il coraggio di denunciare, di andare in giudizio.

Ci sono esperimenti di educazione alla legalitá nella scuola pubblica di Napoli; vi sono maestre e professori che lavorano per questo; studenti che si schierano dalla parte giusta. Quindi vuol dire che le energie ci sono e tocca al Governo, in primo luogo, fare di piú. Lo dicevate a noi quando stavamo al vostro posto. Permettetemi adesso di dirlo dai banchi dell’opposizione: state facendo troppo poco. I delitti aumentano; sul territorio di Napoli la camorra spadroneggia. Noi chiediamo al Governo un impegno piú incisivo ed intenso.

FORMISANO (Mar-DL-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

FORMISANO (Mar-DL-U). Signor Presidente, signor Ministro, l’"Italia dei Valori" pensa che la sicurezza dei cittadini non abbia colore politico e quindi il ragionamento che svilupperemo si inserirá nel clima unitario di rapporto tra le varie istituzioni, locali e centrali, e di comprensione e collaborazione tra le forze politiche. Tuttavia, ció non ci esime dal formulare proposte che in parte vanno anche in controtendenza con alcuni dei dati che lei forniva.

Lei, all’indomani della sua visita a Napoli ed anche oggi in quest'Aula, ha ribadito la sua netta contrarietá alla militarizzazione della cittá. La cosa è cosí ovvia, che non vale la pena neanche di commentarla. L’"Italia dei Valori" peró le sottopone un altro problema; sottopone alla sua valutazione l’opportunitá, o forse la necessitá, di recuperare al proprio ruolo istituzionale quella gran parte di forze dell’ordine che oggi è impegnata in compiti impropri, in compiti diversi (tutto questo defalcato dai dati da lei forniti sull’impiego delle forze dell’ordine, che probabilmente danno giá una prima parziale spiegazione). Ed è rispetto a chi poi deve svolgere quei compiti, che oggi svolgono gli operatori sottratti ai loro compiti istituzionali, che si apre una discussione sull’eventuale invio anche di persone diverse.

Mi spiego. Non so se lei sia a conoscenza del fatto che presso la prefettura di Napoli è stilato addirittura un calendario delle manifestazioni, che non devono superare le tre al giorno. Ebbene, pensi a quanti carabinieri, a quanti poliziotti svolgono un tipo di lavoro che consiste nell’accompagnamento verso le sedi istituzionali (si tratta ovviamente di operatori sottratti all’attivitá istituzionale). Pensi ancora a quanti carabinieri e poliziotti sono impegnati nelle notifiche, cioè in mansioni amministrative, come veniva riferito poc’anzi.

Queste sono tutte cifre che vanno detratte dalle circa 13.000 unitá che lei ha citato all’inizio. Ora - e al riguardo concordo con la considerazione che lei stesso ha svolto sulle statistiche e sulla loro non precisa e puntuale verifica - lei ci fornisce il dato, per la Provincia di Napoli, di un rapporto tra operatori e abitanti di 1 a 238, mentre credo sia sul suo tavolo la nota di un primo cittadino della Provincia di Napoli, quello di Portici (80.000 abitanti), che invece ha registrato un rapporto di 1 a 984, ossia il quadruplo del dato da lei citato in Aula. Credo che, a buon diritto, questo primo cittadino le chieda quantomeno di rendere la situazione della sua cittá pari ai dati che il Ministero ha fornito.

Signor Ministro, come puó vedere - e mi associo a chi mi ha preceduto - è una situazione extra ordinem, e rispetto ad una situazione straordinaria c’è necessitá di dare risposte straordinarie, ed è ovvio che queste ultime non possano essere unidirezionali. Le risposte devono essere fornite su diversi livelli, i piú disparati.

Come è stato e sará evidenziato negli interventi, da parte di altri colleghi, è chiaro che c’è un importante riferimento a risposte di ordine sociale o anche alle risorse che destiniamo alla battaglia contro la camorra. È noto a tutti che quest’ultima "assorbe" i suoi dipendenti tra i giovani inoccupati napoletani. Tuttavia, insieme a questo tipo di risposte che a piú livelli vanno date, crediamo ve ne sia una che emerge su tutte, ossia quella dell’esempio che viene fornito.

Quando lei è stato a Napoli, signor Ministro, il giorno della sua visita e degli incontri che si sono svolti, pur essendosi verificato un ulteriore omicidio, Napoli era visibilmente presidiata dallo Stato ed era una cittá che invogliava il cittadino, vittima o spettatore di un sopruso, a denunciare. Era una cittá nella quale poteva scattare quella molla, anche da lei indicata, della collaborazione attiva della cittadinanza. Il giorno dopo, Napoli era tornata alla normalitá, all’assuefazione, alla piccola illegalitá diffusa.

Vi è allora la necessitá, secondo l’"Italia dei Valori", di prendere in esame risposte straordinarie. Lei ha detto di aver riferito al Consiglio dei ministri che il problema Napoli è un problema nazionale (sono sue affermazioni). Noi non siamo per l’istituzione di Alti commissariati, ma siamo per dare segnali concreti ed evidenti e, in questi casi, l’esempio puó essere la molla che fa scattare la collaborazione.

Se il giorno della visita del Ministro la cittá era diversa e piú predisposta alla collaborazione, se si sentiva piú vicina allo Stato e lo constatava visivamente, perché non fare in modo che quella situazione non sia stata un’occasionale meteora, ma sia la costante? Noi pensiamo che debba diventare una costante.

Lei diceva di essere stato molto presente su Napoli. E allora, in conclusione, noi le facciamo una proposta che non è provocatoria, anche se potrebbe sembrarlo: esamini in concreto la possibilitá, dato che Napoli è una grande capitale europea, di trasferire il suo Ministero, o almeno parte di esso, il Dipartimento della pubblica sicurezza a Napoli. Probabilmente non sará piú una meteora la presenza visibile dello Stato a Napoli; è uno dei modi che sottoponiamo a tutti quanti, attraverso il quale poter dare almeno una parziale risposta.

SCALERA (Mar-DL-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

SCALERA (Mar-DL-U). Signor Ministro, l'aritmetica drammatica, la scia di sangue e di omicidi offerta alla nostra attenzione dal collega Brutti, ci fanno capire come le sue parole in quest'Aula appartengano purtroppo, al di lá della sua buona volontá, ad uno spartito ormai consunto.

Da anni, ciclicamente, molti di noi pongono all'attenzione di questo Governo il dramma che vive Napoli, le sue inquietudini profonde, che solcano anche il suo hinterland, e questa lunga sequenza di morti che semina rabbia, sconcerto, paura. Lo abbiamo fatto piú volte, con proposte, analisi, interrogazioni; lo riproponiamo oggi con analoga determinazione.

Ella, signor Ministro, ha visitato Napoli nei giorni scorsi, provando purtroppo inutilmente a rasserenare gli animi, ed ha lanciato un monito importante, ma limitato per la ricaduta che ha avuto sul territorio: ricostruire la coscienza civica è l'unica risorsa sulla quale disegnare un nuovo, diverso percorso di legalitá.

Non siamo d'accordo, signor Ministro, non possiamo essere d'accordo con questa analisi. Napoli, oggi, non ha bisogno solo di buoni cittadini, ammaestrati alle logiche della convivenza civile. Ha bisogno di risorse straordinarie da individuare nella prossima finanziaria, ha bisogno di uomini, di forze di polizia realmente coordinate tra loro, ha bisogno di una riorganizzazione capillare del loro impegno, e soprattutto di una progressiva riconquista di quel controllo del territorio che costituisce parte essenziale di qualsiasi progetto strategico.

C'era uno slogan - lo ricordiamo tutti - urlato sui manifesti del Paese, con il quale la Casa delle Libertá si era proposta come sicuro guardiano delle nostre aree metropolitane. Quello slogan recitava: "Cittá piú sicure". Allora in molti ebbero modo di credere a quelle promesse. Ed oggi, sul tema della sicurezza questo Governo deve registrare la piú cocente delusione di questa infelice stagione politica.

L'esempio piú clamoroso, in questo senso, al di lá delle sue rassicurazioni, signor Ministro, ci arriva dal fallimento della idea legata al poliziotto di quartiere, sulla quale si è tanto, in questi anni, favoleggiato. L'impreparazione culturale ad impostare il tema sui criteri di partecipazione, collaborazione e prevenzione ha fatto clamorosamente naufragare anche questo progetto.

In questo contesto, Napoli ed il suo hinterland meritano un'attenzione speciale. Ci sono larghi settori della sua Provincia che vivono una stagione difficile e drammatica. Qui, la recrudescenza degli omicidi si è fatta, in questi mesi, preoccupante, qui soprattutto una pericolosa filosofia esistenziale corre il rischio di farsi strada in una parte dell'opinione pubblica, abbassando quel livello di guardia che tanti attori sociali, culturali e sindacali avevano faticosamente introdotto in questi anni.

Noi ribadiamo con forza, anche in questa occasione, le nostre proposte: potenziamento degli organici con strutture moderne e presenze dotate di forti poteri di intervento; stretta collaborazione tra le forze di polizia con ulteriore unificazione di tutte le centrali operative e dell'intero sistema di elaborazione e di informazioni attraverso piani coordinati per il controllo del territorio; capacitá di stabilire nuove agevolazioni fiscali in favore di commercianti per l'adozione di sistemi di protezione e vigilanza; assicurazione di una piena funzionalitá di tutti i tribunali della provincia, che troppo spesso versano in condizioni di assoluto degrado, per garantire, soprattutto nelle aree a rischio, processi piú rapidi e funzionali.

Ci sembrano questi, signor Ministro, segnali chiari e incisivi, per mutare questa pericolosa scenografia, per invertire una tendenza, per evitare il dramma di tanti giovani e di tante famiglie, nel tentativo di restituire alla nostra cittá una dignitá che ormai sembra perduta.

Napoli è il cuore vitale di un Mezzogiorno inquieto, ma non rassegnato e rappresenta probabilmente la sfida piú delicata e suggestiva sulla quale si gioca il futuro del nostro Paese. Sará bene che questo Governo non lo dimentichi, sará bene, signor Ministro, che la sua maggioranza non lo dimentichi.

COMPAGNA (UDC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

COMPAGNA (UDC). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, credo di poter esprimere, a nome di tutti i colleghi dell'UDC, un sentito apprezzamento per l'opera del ministro Pisanu.

Ci ha convinto in particolare la sua considerazione della camorra quale fenomeno criminale articolato, per sua natura decentrato e pluralistico. Ben altrimenti centralizzate e centralistiche sono invece organizzazioni come Cosa nostra e la'ndrangheta. Proprio questa viscida volatilitá della camorra - o piú specificamente, raccogliendo proprio le indicazioni del Ministro, direi delle camorre - ha reso tentacolare tutto ció che la sua attivitá ha creato intorno alla cittá e soprattutto alla provincia di Napoli.

Non possiamo sottovalutare - e ha avuto orgoglio e dignitá il Ministro dell'interno a ricordarlo in quest'Aula, anche se si è ovviamente esposto alle legittime considerazioni dei colleghi dell'opposizione - che da parte delle forze di contrasto della delinquenza qualche risultato pure si è avuto. Ovviamente, sono risultati non abbastanza significativi per attenuare la drammaticitá della questione napoletana.

Quando il Ministro ci ricorda che a Napoli operano 12.960 uomini delle forze di polizia, che ce n'è uno su 238 abitanti in provincia, uno su 110 in cittá, rispetto a una media nazionale di 1 su 254, è evidente che di possibilitá per andare ulteriormente incontro alle richieste del collega senatore Brutti ve ne sono ben poche.

Probabilmente, si possono realizzare miglioramenti nel coordinamento, resta peró a suo onore, signor Ministro, la considerazione che ella ha fatto a Genova al congresso nazionale dell'ANCI. La questione napoletana è una questione nazionale, ove un unicum di fattori di disgregazione sociale alimenta fattori di criminalitá e di malavita, in un intreccio fra ordine pubblico e disgregazione sociale. È una vicenda che si autoalimenta da moltissimi anni.

Apprezzo lo spirito con il quale il collega, senatore Formisano, ha chiesto un ministro dell'interno a Napoli, ma non credo sia questa la terapia. A Napoli c'è un blocco sociale di societá incivile all'interno della societá civile.

Diceva bene l'amico Bobbio quando descriveva Napoli come un sistema urbano da molti decenni incapace di manutenzione. Il problema - se l'amico Bobbio me lo consente - non è soltanto di interi quartieri annegati nell'illegalitá, ma anche di quartieri, nella Napoli dell’epoca in cui io ero un po' piú giovane e forse l'amico Bobbio giovanissimo, fra via dei Mille e via Chiaia - chiamiamoli Manhattan e il Bronx, Scampia ed altro - in cui tutti vivevamo nella consapevolezza che esistesse una discontinuitá. Oggi non puó piú essere cosí.

Da questo punto di vista lei ha ragione, signor Ministro, e il responsabile è sotto certi aspetti vile per quello che si fa da moltissimi anni: si fa diventare questione di ordine pubblico una questione di disgregazione sociale. Un volenteroso predecessore del Ministro, Gianni De Michelis, allora ministro del lavoro, vent'anni fa veniva a Napoli cercando di fare ordine, una volta alla settimana, nelle liste del collocamento.

Purtroppo, proprio a Napoli si è radicato il sistema delle liste dei disoccupati organizzati (forse fin dal principio piú organizzati che disoccupati, organizzati nel senso che denunciava il senatore Tessitore). Orbene, quando ci sono tre manifestazioni al giorno sui problemi del lavoro, una che blocca Mergellina, una che blocca la stazione centrale, una che blocca la stazione marittima, allora si puó ben dire che c'è una strategia della tensione.

Ma allora, se è cosí, evidentemente la questione napoletana implica forse un miglior coordinamento; non sono abbastanza esperto e mi rimetto con fiducia a quelli che ne capiscono, peró non mi sento di escludere l'ipotesi formulata dal collega Bobbio e che il Consiglio dei ministri avrá modo di valutare, perché mentre il ministro Pisanu con orgoglio in quest'Aula ci ha fatto vedere che c'è chi non si rassegna né alla paura né alla pigrizia, né a quell'inerzia amministrativa cui si riferiva il senatore Bobbio, è anche necessario restituire a Napoli un'idea, una speranza nel futuro.

Ad un certo punto lei, signor Ministro, citava un articolo di Tranfaglia, il quale a sua volta evocava radici della questione napoletana che risalgono a Francesco Saverio Nitti, alla speranza della siderurgia, speranza dissolta colpevolmente da parte di chi poi si è inebriato della demagogia modernista.

Ecco, da questo punto di vista ci fa piacere sentire, attraverso il Ministro dell'interno, che a Napoli lo Stato c'è e ci vuole essere, ma avremmo bisogno anche di altri elementi e aspetti dello Stato, quelli appunto che si possono evocare col nome di Francesco Saverio Nitti, che facciano sentire che Napoli non è soltanto "speriamo che ce la caviamo". Quando il cosiddetto reticolato degli enti locali, come negli ultimi tre anni, sta a pregare San Gennaro, o non so chi, perché arrivi la Coppa America, è inevitabile che chi ama il futuro di Napoli guardi al passato di Francesco Saverio Nitti.

Con questi argomenti e con questi sentimenti, il Gruppo UDC esprime al Ministro dell'interno la propria gratitudine e il proprio apprezzamento per le cose che ha detto e per come le ha dette in Aula. (Applausi del senatore Eufemi).

SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltá.

SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, credo che anche le riflessioni che i colleghi hanno fatto in quest'Aula rimandino probabilmente all'esigenza - e mi rivolgo a lei, signor Presidente - di riprendere quella discussione sul Mezzogiorno che abbiamo interrotto alcuni mesi fa, perché indubbiamente, insieme alla recrudescenza dei fenomeni criminali, occorre tener presente anche un'analisi dell'intero Mezzogiorno, della cittá di Napoli, della Campania, delle conseguenze delle politiche mancate o delle politiche sbagliate, e delle politiche necessarie per poter riprendere un cammino di recupero dal punto di vista sociale ed economico.

Ho apprezzato nelle parole del Ministro la considerazione dell’esigenza di non procedere alla militarizzazione della cittá. Vorrei ricordare, a chi propone altre soluzioni, che, proprio nei giorni in cui il quartiere Scampia era militarizzato, ci sono stati tre morti ammazzati, lasciati in un’auto all’interno delle mura blindate dalle forze dell’ordine in quelle stesse ore, mentre era in corso un vertice delle stesse.

Credo che peró dobbiamo interrogarci anche sulle modificazioni che si sono introdotte nelle organizzazioni criminali, su questa nuova lotta fra i gruppi emergenti per il controllo del territorio e sulla rottura del cosiddetto cartello di Secondigliano, su tutto ció che hanno determinato - attenzione - le organizzazioni criminali rispetto al sistema degli appalti, non solo nella cittá di Napoli.

Io, infatti, non parlerei della cittá di Napoli solamente, perché, anche riferendoci alle ultime cifre che citava il senatore Massimo Brutti, molte di quelle morti si sono verificate nell’hinterland e nella Provincia di Napoli, che ormai è un tutt’uno con la cittá stessa, è una grande area metropolitana con una linea di continuitá fatta di urbanizzazioni selvagge, di grandi abusi che si sono perpetrati nel corso dei decenni.

A tale riguardo, ho colto un’assenza, probabilmente è una parte a cui il Ministro non faceva riferimento per ovvi motivi anche di segreto istruttorio, ma io credo che questa conoscenza del fenomeno, di quello che è successo ci rimandi a una carenza delle forze dell’ordine nella Regione Campania e nella provincia di Napoli.

Infatti è indubbio che queste modificazioni non sono state colte nei tempi dovuti, non vi è stata quell’azione di intelligence che avrebbe dovuto farci comprendere quali erano le modificazioni che si stavano verificando, quali erano i fenomeni anche nuovi, emergenti, quali erano gli accordi, quali erano le connivenze, eventualmente anche con un sistema politico, burocratico, amministrativo (Commenti del senatore Bobbio), che in alcune realtá della cittá di Napoli e della sua Provincia si erano verificati, quali erano i nuovi accordi che erano saltati rispetto alla gestione e alla spartizione del territorio.

Certo, nella cittá di Napoli e nella Provincia c’è paura; ma ci sono anche grandi fenomeni di coraggio, come quelli che sono stati citati dai colleghi; ci sono tuttavia alcune aree in cui lo Stato è assente, dove l’unica ad avere il potere e la forza di poter dettare le sue leggi è la camorra.

Non vorrei ricadere in un’analisi sociologica del fenomeno, ma credo che questa sia un’indispensabile riflessione che dovremo fare, certo non nell’ambito della replica su un’interrogazione, con i tempi limitati che sono consentiti; ritengo che questo ci servirá per poter intervenire meglio con nuove azioni da mettere in campo su questo territorio.

Ho ascoltato con attenzione anche gli altri colleghi: c’è la condanna delle forme, si faceva riferimento alle manifestazioni per il lavoro nella cittá di Napoli e la condanna dei fenomeni di violenza è unanime e condivisa da tutti (io sono stato per sei anni assessore al lavoro della provincia di Napoli, prima di questa esperienza, e conosco anche tutta la geografia delle sigle: sicuramente ci sono i professionisti della lotta per il lavoro); ma nascondere la tensione, il disagio e la mancanza di lavoro definendole solo come una strategia della tensione credo non contribuisca né alla comprensione del fenomeno né alla risoluzione del nostro problema.

Il Ministro faceva riferimento alle forze dell’ordine impegnate: è molto curioso peró che su 12.960 uomini per due mesi il Ministero dell’interno abbia deciso di tenerne impegnati ben 1.200 a difendere un cantiere ad Acerra dalle azioni contro la costruzione di un inceneritore. È veramente strano che si impegnino oltre 1.000 uomini (ce ne sono stati 240 per turno, quindi 480 al giorno) a presidiare un cantiere dalle azioni contro la costruzione di un inceneritore, mentre a pochi metri vengono consegnati cadaveri all’interno di un auto da parte della camorra. Probabilmente vi è bisogno di una migliore dislocazione delle forze dell’ordine.

Mi avvio a concludere, signor Presidente. Giá il collega Marino faceva riferimento alle azioni positive e anche il collega Bobbio faceva un richiamo alle istituzioni locali. A tale proposito, voglio sottolineare che in questi ultimi anni le istituzioni locali sono state abbandonate a sé stesse.

Mi riferisco non solo al Comune di Napoli, ma a tutti i Comuni ad alto rischio (Torre Annunziata, Castellammare, Acerra, Giugliano), cioè Comuni ad altissima densitá abitativa e ad altissimo disagio sociale, dove anche l’unica possibilitá, l’unico baluardo - che pure era parziale -, questo reddito minimo di inserimento, è stato cancellato e non ci sono misure sostitutive che possano in qualche modo sottrarre manovalanza alla camorra.

È chiaro che il Ministro dell’interno risponde per la sua parte, ma noi siamo in piena manovra finanziaria e allora, se riteniamo che Napoli sia problema nazionale, credo che la discussione della finanziaria dovrebbe essere il momento in cui l’intero Parlamento potrebbe dare un segnale forte, concreto e deciso per il riscatto della cittá e del Paese.

PRESIDENTE. Avverto che il senatore Peruzzotti ha comunicato alla Presidenza la propria volontá di trasformare l’interrogazione 3-01833 in un’interrogazione con richiesta di risposta scritta, che prenderá il numero 4-07717.

Ringrazio il Ministro dell’interno per aver assicurato la sua presenza. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è cosí esaurito.